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75 - Yoga e religione

Yoga e religione

2019 - Gennaio
N° 75
Editoriale

All’interno della redazione, questo numero di Percorsi Yoga ha suscitato molte discussioni, poiché abbiamo avuto il dubbio che l’argomento “yoga e religione” fosse troppo vasto, troppo impegnativo per essere trattato nella dimensione limitata della nostra rivista. Ci siamo perciò avvicinati al tema con cautela, consci della sua estrema importanza, non soltanto sul piano umano ma anche in termini professionali. Non è raro che da qualche pulpito religioso si tuoni contro lo yoga e in quanto insegnanti è necessario tenerne conto, sviluppare le dovute riflessioni. Per questo motivo la redazione ha deciso di far fronte all’impegno, consapevole per altro che quanto qui è proposto è solo un piccolo spunto che invita a un maggiore approfondimento. L’articolo “Il paradosso di don Ferrante” di Natale Spineto, docente di Storia delle religioni all’Università di Torino, apre la rivista interrogando il concetto di religione. Partendo da un’analisi etimologica, l’autore ci mette in guardia sulle ambiguità del termine, soprattutto quando esso viene usato per illustrare pratiche spirituali appartenenti a tradizioni culturali non occidentali. Anche l’articolo di Stefano Castelli, “Una storia ingarbugliata”, svolge una funzione introduttiva raccontando alcuni punti salienti del rapporto esistente tra yoga e religione nella cultura indiana, e come questi preludano allo sviluppo in ambito occidentale alla sempre più diffusa “religione fai da te”.

Dopo questa prima parte introduttiva, una serie di articoli indagano il rapporto tra yoga e religione cristiana. Mari Sanvito Colombo, insegnante di yoga in ambito cristiano, nel suo articolo “Il silenzio, l'ascolto, la compagnia, liberi percorsi di gioia” racconta come nella sua esperienza il silenzio e l’ascolto interiore siano i punti di unione tra lo yoga e la religione. Padre Davide Magni, gesuita impegnato nel dialogo interreligioso, in “Esiste uno yoga cristiano?” illustra i primi contatti fra yoga e Cristianesimo, in India, agli inizi degli anni Cinquanta, e chiarisce divergenze e punti di contatto fra pratica yoga e fede cristiana. In “I Ricostruttori nella preghiera: meditazione e fede”, Lorenzo Martinelli intervista Ester Monteggia e Patrizia Liva, consacrate dell’ente ecclesiastico I Ricostruttori nella preghiera, per comprendere come è nato il dialogo tra yoga e Cristianesimo.

Seguono degli articoli che, sia pure in modo accennato, tracciano qualche indicazione sul rapporto tra yoga e tradizioni religiose non cristiane. Alessandro Manià, nel suo articolo “Paramādvaitavāda. La suprema adorazione”, presenta in maniera succinta alcuni aspetti della visione di non dualismo radicale che caratterizza la linea sapienziale tantrica conosciuta come śivaismo del Kashmir. In “Yoga e Islam: un incontro antico”, Emina Konjic ci conduce alla ricerca delle origini dell’interesse del mondo islamico per lo yoga: dagli studi di al-Biruni, scienziato di spicco sotto la dinastia Gasnavidi, alle esplorazioni dei diversi aspetti dello yoga a opera dei sovrani dell’impero Moghul, dal sufismo al confronto contemporaneo. Peggy Eskenazi in “Yoga ed Ebraismo” offre una breve sintesi della difficile convivenza dello yoga con l’ortodossia ebraica. Sergio Daniele Donati, in “Meditazione, luogo di incontro”, apre uno spiraglio sul rapporto tra meditazione yogica e meditazione ebraica . Sergio Quaranta, in “Yantra Yoga: dal Tibet una pratica preziosa”, ci introduce alla tradizione dello Yantra Yoga, mostrando come questa possa essere accolta da tutti sul piano del benessere psico-fisico e come, per le persone più profondamente dedite a un cammino spirituale, possa essere intrapresa come strada iniziatica che fa riferimento alle tradizioni religiose del Tibet.

Concludono la rivista le esperienze maturate nell’insegnamento di alcuni colleghi. Paola Campanini, in “Una via laica nello yoga”, racconta il suo cammino di ricerca interiore che le ha consentito di superare molte paure e di sentirsi in piena armonia con la ciclicità della vita. Emina Cevro Vukovic, in “Rispettando la pluralità di visioni”, si riferisce in modo specifico all’insegnamento dello yoga a bambini e ragazzi e alle precauzioni necessarie per non entrare in conflitto con la tradizione culturale delle famiglie. In “Yoga come liberazione”, Pietro Thea racconta come la sua esperienza meditativa, nata in ambito buddhista, si incontri in modo fecondo con l’insegnamento yoga. Willy Van Lysebeth, in un estratto dal suo libro Yoga. Al cuore dell’essere, parla di esperienza evolutiva nell’ordine dello spirituale accessibile, grazie allo yoga, a chiunque, dai credenti agli agnostici. Alexandra van Oosterum, in “La libertà nello yoga”, motiva la sua scelta di limitare nelle sue lezioni ogni riferimento alle religioni nel rispetto delle diverse confessioni dei suoi allievi.

Sommario

Il paradosso di don Ferrante
Natale Spineto

Una storia ingarbugliata
Stefano Castelli

Il silenzio, l'ascolto, la compagnia, liberi percorsi di gioia
Mari Sanvito Colombo

Esiste uno yoga cristiano?
Davide Magni S.J.

I Ricostruttori nella preghiera: meditazione e fede
Ester Monteggia e Patrizia Liva intervistate da Lorenzo Martinelli

Paramadvaitavada. La suprema adorazione
Alessandro Manià

Yoga e Islam: un incontro antico
Emina Konjic

Yoga ed Ebraismo
Peggy Eskenazi

Meditazione, luogo di incontro
Sergio Daniele Donati

Yantra Yoga: dal Tibet una pratica preziosa
Sergio Quaranta

Una via laica nello yoga
Paola Campanini

Ripettando la pluralità di visioni
Emina Cevro Vukovic

Yoga come liberazione
Pietro Thea

Da: "Yoga. Al cuore dell'essere"
Willy Van Lysebeth

La libertà nello yoga
Alexandra van Oosterum

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