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77 - Rāga e dveṣa

Rāga e dveṣa

2020 - Gennaio
N° 77
Editoriale

Care socie e cari soci, la redazione di Percorsi Yoga sceglie gli argomenti da trattare in sintonia con il consiglio direttivo della YANI. Propone al direttivo dei temi e li sviluppa previo il suo assenso. Per questo numero, invece, l’argomento è stato suggerito dal direttivo stesso: ci è stato chiesto di ragionare su rāga (attaccamento) e dveṣa (avversione), i due kleśa (afflizioni) che ostacolano il cammino di liberazione. Una richiesta importante che ci ha portato a non poche riflessioni. Abbiamo quindi affrontato l’argomento con le modalità che sono ormai consuete a Percorsi Yoga: articoli di approfondimento, con il contributo di studiosi della materia, articoli che contengono le riflessioni personali di alcuni nostri colleghi e, alla fine, una serie di testimonianze degli insegnanti. Come forse potete intuire, la vita della rivista non è facilissima: si basa sul lavoro volontario della redazione e sulla generosità di chi acconsente a scrivere dedicandoci il suo tempo gratuitamente, ma alla fine riusciamo “miracolosamente” ad arrivare in porto. Ringraziamo perciò con calore, per il tempo
e l’attenzione che hanno dedicato alla rivista, gli autori dei contributi.
Il testo di Federico SquarciniAmo/odio, dunque sono. Perchè chi ben inizia è a metà dell’opera – ricostruisce, in maniera puntuale e rispettosa dell’architettura complessiva dell’opera, il modo in cui gli Yogasūtra delineano la costruzione del soggetto percipiente a partire dalle forme di relazione abitudinarie instaurate con gli oggetti percepiti, forme che ricordano da vicino il modo di funzionare dei riflessi condizionati. Adriana Crisci ci offre un punto di vista, fra teoria e pratica, dello yoga come strumento di conoscenza ed emancipazione. Porta alla luce La grande illusione che ci lega, tramite attrazione e repulsione, alla dipendenza dai sensi che con lo yoga possiamo superare. Giuliano Boccali, intervistato da Lorenzo Martinelli, ci ricorda che esistono forze che regolano e influenzano il nostro agire ancora più profonde delle pulsioni inconsce e con effetti che – secondo la tradizione indiana – proseguono oltre la singola vita umana. I testi spiegano che la pratica costante della meditazione è l’unico modo per scardinare i meccanismi di queste potenze connaturate intimamente nell’essere umano. Tuttavia, nella vita di tutti i giorni, è forse sufficiente Fare un passo indietro, come spiega nel suo articolo.

I due kleśa sono stati molto indagati dalla tradizione spirituale buddhista. Abbiamo perciò inserito due contributi che attengono a questa tradizione. Nell’estratto del libro Liberi dalle vecchie abitudini, Pema Chödrön, una delle più stimate insegnanti di meditazione buddhista, analizza shenpa, una forma di attaccamento così forte che ci aggancia come fosse un amo. Il suo insegnamento invita a riconoscerlo e portarlo alla consapevolezza. I due guardiani dell’illusione – l’articolo di Massimo Bonomelli, insegnante di yoga e di meditazione vipassana – indaga come i due kleśa, nella visione buddhista, creino le dipendenze e la catena delle sofferenze.

Passando alle riflessioni di alcuni insegnanti, l’articolo di Giulia Moiraghi, Nietzsche, mancato tantrika tratta il tema di rāga partendo dalla sua radice, il desiderio, e ne analizza la natura alla luce della filosofia occidentale, in particolar modo ricordando il pensiero di Nietzsche sull’“innocenza del desiderio”, innocenza che è rivendicata anche dalla tradizione yoga tantrica. Aurelio Levante, in Affrontare lo yoga con l’aiuto della tecnica teatrale fa ricorso alle metodiche dell’improvvisazione teatrale – che ben conosce per la sua doppia competenza di insegnante yoga e attore – e davanti allo specchio, davanti alla sua immagine, osserva l’agire di rāga e dveṣa, che si muovono come pericolosi seduttori e ricorda come la pratica yoga del respiro riesca a tacitarli. Barbara Biscotti, vicepresidente della YANI, intervistata da Emina Cevro Vukovic, in L’ombra dei macigni, affronta il tema in chiave deontologica. Nei rapporti con gli allievi, tra insegnanti e nella vita associativa della YANI, come si manifestano rāga e dveṣa? Come possiamo riconoscerli e controllarli? Ne escono considerazioni importanti per la vita associativa e per la deontologia dell’insegnamento.

Seguono una serie di testimonianze. Abbiamo chiesto ad alcuni insegnanti di riflettere se e come si manifestano i due kleśa nella pratica personale. Ci si sente attratti verso certe pratiche e si prova avversione per altre? Quale è il proprio cammino personale nell’affrontarle sul tappetino yoga? Le “simpatie” personali influiscono sull’insegnamento? Le sincere risposte ci mostrano come sia sempre possibile migliorare la qualità della pratica e dell’insegnamento con il tempo e l’impegno attento e consapevole.

Piero Chiarello indaga la possibilità di riconoscere rāga e dveṣa durante la pratica personale, al fine di acquisire la capacità di controllarli e dominarli. Come? Introducendo āsana che “ci piacciono” e che “non ci piacciono”, e affidandosi al respiro, costante, lento, ritmico, sonoro, per intonare la mente alla pratica, impedendole, qualora si presentassero, vie di fuga.

Per esperienza e per formazione Maria Chiara Mascia mette sempre in guardia dalle sirene dello yoga performativo. Il confrontarsi con āsana idealizzati provoca sensazioni a volte di piacere, più spesso di avversione e più in generale di inadeguatezza. Il praticante invece deve sempre essere vigile e a volte attuare degli stratagemmi per comprendere e, se possibile, attenuare i condizionamenti che emergono dalla pratica.

Simona Mocci, in La scoperta del valore simbolico della pratica, ricorda come il suo rapporto con le posizioni in termini di attrazione o repulsione sia mutato nel tempo, grazie alla sua apertura al valore simbolico che sottende la pratica. Ha così potuto comprendere che per lei il provare piacere o insofferenza è un’attitudine legata a quanto espresso a livello profondo da un āsana e da come le risuona nell’intimo.

Luca Piovella sottolinea che bisogna distinguere tra ciò che piace e ciò che è utile. Lo yoga è un momento di ricerca che deve tener conto delle esigenze della persona. Solo da questa consapevolezza si ottiene una pratica equilibrata e fruttuosa.

Marcello Rosignoli racconta in Un percorso a tappe il cammino che lo ha portato a distaccarsi dal binomio di contrari “attrazione-repulsione” per entrare in una dimensione di accoglienza della proposta yoga nella sua variegata molteplicità e ad acquisire una sempre maggiore consapevolezza del respiro. Respiro che, più dell’intenzionalità, è un aiuto e una guida nella costruzione della postura.

Nel suo contributo Il piacere di praticare e oltre, Mauro Rossi considera che esplorare le possibilità creative del corpo, al di là delle tecniche, sia un aiuto ad acquisire la consapevolezza di se stessi e a trasporre questo atteggiamento agli eventi della vita quotidiana. E spera di poter trasmettere questo ai suoi allievi.

Marie-Noëlle Terrisse in Vivere l’equanimità nella pratica spiega come sia arrivata, dopo anni passati sul tappetino, a superare le categorie del “Mi piace – Non mi piace”. Certo, alcune posture rimangono per lei più familiari, come un “tornare a casa”, ma lo stato d’animo nell’affrontare tutte le posture è diventato più neutrale. Rispetto ai meccanismi di attrazione e repulsione, sembra sia subentrato tapas: disciplina e ardore. Nell’insegnamento cerca allora di proporre, con uguale passione e rigore, sia le pratiche che avrebbe spontaneamente voglia di insegnare – perché gratificanti per lei e/o per gli allievi – sia quelle che creano più difficoltà a lei e a loro.

Sommario

Amo/odio, dunque sono. Poiché chi ben comincia è a metà dell'opera
Federico Squarcini

Fare un passo indietro
Giuliano Boccali
Intervista a cura di Lorenzo Martinelli

La grande illusione
Adriana Crisci

Su piacere e desiderio. Nietzsche mancato tantrika?
Giulia Moiraghi

I due guardiani dell'illusione
Massimo Bonomelli

Da: "Liberi dalle vecchie abitudini"
Pema Chödrön

L'ombra dei macigni
Barbara Biscotti
Intervista a cura di Emina Cevro Vukovic

Attrazione/repulsione. Affrontare lo yoga con l'aiuto della tecnica teatrale
Aurelio Levante

Testimonianze

Meno ti piace più ti serve
Piero Chiarello

Sviluppare una maggiore tolleranza
Maria Chiara Mascia

La scoperta del valore simbolico della pratica
Simona Mocci

Rispettare i bisogni del corpo
Luca Piovella

Un percorso a tappe
Marcello Rosignoli

Il piacere di praticare e oltre
Mauro Rossi

Vivere l'equanimità nella pratica
Marie-Noëlle Terrisse

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